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il
monumento
Il monumento funebre di Galeotto Malaspina fu eretto
nel 1367 dalla moglie e dai figli del marchese e
posto nella chiesa di S. Remigio, dove ancora oggi si trova, benché
in posizione certamente diversa
dall’originale. Completamente in marmo bianco, è composto da un
sarcofago, un simulacro del
marchese in armi a grandezza naturale, sovrastato da un’edicola con rosone
poggiante su colonnine.
Al di sotto del sarcofago si trova il pregevole
epitaffio latino in metrica volgare.
l’iscrizione funebre
Hac situs est arca quem torsit previa parcha
marchio magnificus galeoctus iuris amicus
vir probita<ti>s dictus fuit hic totusque
relictus
a vitiis iustus verax prudens pius ustus
rore dei fastus non ei prefuit haustus
ut nitet in spinis flos floruit malaspinis
hiis hic herus genitus patrieque athleta peritus
virtutum rector populi protector ut hector
quem chorus angelicus assumpsit dote pudica
mille trecentenis et sexaginta duobus
adiunctis quinis domini currentibus
annis martius in decimo quinto
cum volveret axem
iustitia porto chel mondo rege se iustitia no fose
el modo no regnerb
traduzione:
In questo sarcofago giace il generoso marchese Galeotto,
che fu piegato da una morte prematura.
Amico della giustizia, costui fu uomo di riconosciuta rettitudine e totalmente
privo di vizi, giusto,
verace, prudente, pio; arso dalla rugiada di Dio, l’orgoglio consumato
non gli fu di guida. Così come il
fiore risplende tra i rovi, egli fiorì tra i Malaspina, dai quali
questo sovrano fu generato. E campione
della patria, esperto di virtù, guida del popolo, protettore, come
Ettore, grazie all’onestà una schiera di
angeli lo accolse nel 1362, aggiunti cinque anni correnti del Signore.
Marzo, nel quindicesimo giorno
girando l’asse del mondo.
Porto la giustizia che regge il mondo, se non ci
fosse giustizia il mondo non reggerebbe.
Galeotto
Malaspina
Prima del suo ritorno a Fosdinovo Galeotto viveva
a Verona e studiava Giurisprudenza con profitto,
trovandosi annoverato tra i Giudici Illustri del collegio della città.
Nel 1352 Spinetta I il Grande, marchese di Fosdinovo
e Verrucola, non avendo eredi diretti, indicò
come suoi successori per Fosdinovo, Marciaso, Comano e le terre dei Bianchi
i tre figli di Azolino suo
fratello: Galeotto, Guglielmo e Gabriele. Quest’ultimo muore poco dopo,
lasciando i due fratelli a capo
del feudo. Ma eccoci assistere ad un colpo di scena, tale più per
le nostre scarse conoscenze del
fatto che per l’eccezionalità dell’evento in sé: attorno
al 1360 i due signori di Fosdinovo incorrono nella
scomunica, assieme alle genti dei loro possedimenti che li avevano sostenuti.
Sembra trasparire uno
sfondo politico dietro al provvedimento papale, che arrivò probabilmente
a sostegno della chiesa di
Luni negli annosi scontri con i marchesi Malaspina. Alla sua morte, nel
1367, la scomunica gravava
ancora su Galeotto.
Egli lasciava i tre figli, Gabriele, Spinetta e
Leonardo, sotto la tutela della moglie Argentina Grimaldi,
nobildonna genovese, che lottò per proteggere i diritti della prole
contro la cupidigia dei parenti,
rivolgendosi anche all’imperatore Carlo IV.
Proprio dai figli di Galeotto avrà origine
il ramo della famiglia Malaspina che dominerà a Fosdinovo per
quattro secoli e mezzo, fino alla prima campagna d’Italia di Napoleone.
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